Sabine Eiche
IL GIARDINO DI S.LUCIA
delizia di Francesco Maria II della Rovere in Urbino
Traduzione di Maria Grazia Pizzoli
Presentazione di Gianni Venturi
Urbino 1998
Pagine 45, illustrazioni n. 26

Con questo studio, corredato di un denso apparato documentario e iconografico, Sabine Eiche restituisce a una ideale fruizione una minuscola ma significativa tessera della Urbino rinascimentale: un Giardino, a torto trascurato da coloro che hanno cantato le bellezze paesaggistiche e architettoniche della città ducale, forse perché collocato in una posizione di margine rispetto al centro della vita artistica e politica rappresentato dal palazzo. Hortus conclusus tra le mura e il bastione di Santa Lucia, confinante con alcune residenze nobiliari urbinati, esso è rimasto intatto sino all'inizio di questo secolo, quando ha dovuto lasciare spazio ad un edificio scolastico.Di antica ascendenza roveresca, l'Orto ducale venne annoverato tra le delizie della Urbino cinquecentesca e fu oggetto di rappresentazioni cartografiche e pittoriche. Un viale fiancheggiato da tre larghe aiuole, una pergola che costeggiava i confini del giardino e una fontana di pietre spognose facevano da cornice a un ricco patrimonio di cornioli, gelsi, bossi, ontani e meli, mandorli, ciliegi: arbori tenuti con le forbici e ben curati, come risulta da un inventario del 1631. Dal piano nobile si passava quindi ad un boschetto, apparentemente incolto, in cui erano piantati settanta olmi: quindi si accedeva ad un giardinetto delimitato da siepi di olivella , in cui non mancavano cespugli di rose e di uvaspina che adornavano gli stradelli , che conducevano all'orto di Raffaello Beni, acquisito al complesso originario nel 1580. Questo nobile giardino, che custodiva al centro il caratteristico padiglione, uno spazio chiuso abbellito dalla vegetazione, rappresentava per il Duca uno scrigno segreto di delizie: rifugio ideale per l'avifauna, luogo di coltivazione di frutti esotici, il Barchetto offriva delectamento agli spiriti illuminati che erano ospiti del Palazzo. Ereditato nel 1631 da Vittoria Farnese, andata in sposa al Granduca Ferdinando IIde' Medici, il Giardino finì nelle mani della famiglia Staccoli nella seconda metà del XVIIsecolo, quindi fu custodito in enfiteusi dalla famiglia Albani.

 

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